15) Hume. Sui miracoli.
L'allora dibattutissima questione dei miracoli viene affrontata da
Hume tenendo conto del metodo empirico, dell'esperienza, della
storia umana e della diffidenza diffusa fra gli intellettuali -
dopo le lotte religiose dei secoli passati - verso quelle
religioni che pretendevano di fondare la loro verit su prove
oggettive, storiche, come le profezie e i miracoli.
D. Hume, Ricerca sull'intelletto umano, Sezione decima, Parte
prima.

Un miracolo  una violazione delle leggi naturali; e poich una
esperienza fissa ed inalterabile ha stabilito queste leggi, la
prova contro un miracolo, derivata dalla stessa natura del fatto,
 tanto completa quanto si pu immaginare che lo sia un argomento
tratto dall'esperienza. Perch mai  pi che probabile che tutti
gli uomini debbono morire, che il piombo non pu da solo
restarsene sospeso in aria, che il fuoco consuma il legno e
l'acqua spegne il fuoco, se non in quanto si scopre che questi
eventi sono conformi alle leggi di natura, cos che occorrerebbe
una violazione di tali leggi, ossia un miracolo, per impedirli?
Non si considera miracolo ci che si verifica continuamente nel
corso abituale della natura. Non  un miracolo che un uomo,
apparentemente in buona salute, muoia improvvisamente, perch un
simile genere di morte, sebbene pi inconsueto di ogni altro, si 
notato che accade frequentemente. Ma  un miracolo che un uomo
morto torni alla vita, perch non lo si  mai visto in alcuna et
o in alcun paese. Ci deve essere, dunque, un'esperienza uniforme
contro ogni evento miracoloso, altrimenti esso non meriterebbe di
essere detto tale. E poich un'esperienza uniforme equivale a una
prova, qui c' una prova diretta e completa, derivata dalla natura
del fatto, contro l'esistenza di qualsiasi miracolo; n una simile
prova pu venire distrutta o il miracolo pu esser reso credibile
se non per mezzo di una prova opposta e che le sia superiore.
La semplice conseguenza (e si tratta di una massima generale degna
della nostra attenzione)  questa: Non esiste testimonianza
sufficiente a stabilire un miracolo, a meno che la testimonianza
sia di tale genere che la sua falsit sarebbe pi miracolosa del
fatto stesso che si sforza di stabilire; ed anche in questo caso
c' una reciproca distruzione di argomenti e solo la parte
superiore ci d una sicurezza conforme a quel grado di forza che
resta, una volta tolta la forza della parte inferiore. Quando uno
mi dice di avere visto un uomo morto restituito alla vita, io
subito mi chiedo quale delle due cose sia pi probabile, se questa
persona inganni o sia ingannata oppure se il fatto che essa
riferisce sia realmente accaduto. Io peso un miracolo contro
l'altro, e a seconda della superiorit che scopro, faccio la mia
scelta e respingo il miracolo pi grande. Quando la falsit della
sua testimonianza fosse pi miracolosa dell'accadimento che la
persona in questione riferisce, allora e soltanto allora essa
potr pretendere di imporsi alla mia credenza od opinione.
Nel precedente ragionamento abbiamo supposto che la testimonianza
su cui si fonda un miracolo equivalga a una prova completa e che
la falsit di questa testimonianza sia veramente un prodigio. Ma 
facile mostrare che noi siamo stati troppo liberali nella nostra
concessione e che non s' mai dato un avvenimento miracoloso
fondato su una evidenza cos piena. In primo luogo non si trova,
in tutta la storia, qualche miracolo sostenuto da un numero
sufficiente di uomini di tale indiscutibile buon senso, educazione
e cultura da garantirci contro le delusioni nei loro riguardi; di
una cos indubbia integrit da escludere che essi abbiano mai
avuto in animo di ingannare gli altri; di tale credito e
reputazione da avere molto da perdere nel caso in cui fosse
scoperta qualche loro falsit. Questi stessi uomini dovrebbero
altres attestare dei fatti compiuti in modo cos pubblico e in
una parte del mondo cos nota, che un controllo  inevitabile.
Tutte queste circostanze sono necessarie a darci una piena
sicurezza nella loro testimonianza.
Per secondo osserviamo nella natura umana un principio, che, se
rigorosamente esaminato, si trover che diminuisce all'estremo la
sicurezza che possiamo avere, sulla scorta della testimonianza
degli uomini, in qualsiasi genere di prodigio. La massima, che di
solito adottiamo nei nostri ragionamenti,  che gli oggetti di cui
non abbiamo esperienza assomigliano a quelli di cui abbiamo
esperienza; ci che si scopre pi usuale  sempre pi probabile e,
se ci fosse una opposizione di argomenti, noi dovremmo dare la
preferenza a quelli fondati sul maggior numero di osservazioni
passate. Ma sebbene, procedendo con questa regola, respingiamo
senza difficolt qualsiasi fatto insolito ed incredibile in un
grado ordinario, tuttavia, andando oltre, la mente non segue
sempre la stessa regola; cos, quando si afferma qualcosa di
completamente assurdo e miracoloso, essa pi facilmente lo accetta
proprio in base a quella circostanza che ne dovrebbe distruggere
tutta l'autorit. La passione per il sorprendente ed il
meraviglioso che nasce dai miracoli, essendo una emozione
gradevole, ci predispone alla credenza degli avvenimenti da cui
essa deriva. S'arriva cos fino al punto che anche coloro che non
possono godere immediatamente di questo piacere e non possono
credere a tali miracolosi avvenimenti, dei quali sono a
conoscenza, amano nondimeno partecipare a questa soddisfazione di
seconda mano o di rimbalzo e mettono orgoglio e diletto
nell'eccitare l'ammirazione altrui.
Con qualche avidit si accolgono i racconti miracolosi di
viaggiatori, le loro descrizioni di mostri marini e terrestri, le
loro relazioni di avventure meravigliose, di uomini strani e di
costumi insoliti! Ma se lo spirito di religione si congiunge
all'amore del meraviglioso, allora  la fine del senso comune: e
la testimonianza umana, in queste circostanze, perde ogni credito.
Un fanatico in materia di religione pu essere un entusiasta e
immaginare di vedere ci che non esiste; egli pu sapere che le
sue narrazioni sono false e tuttavia continuare in esse, con le
migliori intenzioni del mondo, al fine di promuovere una causa
tanto santa; ed anche se non si produce quest'allucinazione, la
vanit, eccitata da una cos forte tentazione, opera su lui pi
efficacemente che sul resto degli uomini in ogni altra
circostanza; con eguale forza agisce inoltre il vantaggio
personale. Quanti lo ascoltano non possono avere, e di solito non
hanno, un sufficiente giudizio per discutere la sua evidenza; al
giudizio che hanno rinunciano per principio, in questi sublimi e
misteriosi argomenti; e se poi lo volessero usare, la passione e
un'immaginazione infiammata disturberebbero la regolarit delle
sue operazioni. La credulit degli ascoltatori alimenta
l'impudenza del fanatico, e la sua impudenza domina la loro
credulit.
L'eloquenza concede poco, quando  al massimo, alla ragione o alla
riflessione. Rivolgendosi alla fantasia o agli affetti, essa
affascina gli ascoltatori predisposti e soggioga il loro
intelletto. Fortunatamente, questo massimo viene raggiunto di
rado. Ma ci che un Cicerone o un Demostene avrebbero a mala pena
potuto su un uditorio di romani o di ateniesi, un qualunque
cappuccino, un qualunque predicatore ambulante o fisso pu
ottenere nei confronti della generalit degli uomini o in un grado
pi elevato, toccando queste passioni grossolane e volgari. I
molti esempi di miracoli inventati, di profezie e di eventi
soprannaturali che, in ogni et, sono stati smascherati da
un'evidenza contraria o si sono smascherati da se stessi per la
loro assurdit, provano a sufficienza la forte inclinazione degli
uomini allo straordinario ed al meraviglioso e dovrebbero
ragionevolmente fare nascere dei sospetti contro tutte le
narrazioni di questo genere. Questo  il nostro modo naturale di
pensare anche riguardo agli avvenimenti pi comuni e credibili.
Non c', ad esempio, genere di notizie che sorga con tanta
facilit e si diffonda cos rapidamente, specie nei luoghi di
campagna o nelle citt di provincia, di quelle sui matrimoni:
sicch due giovani di eguale condizione non possono farsi vedere
insieme un paio di volte, senza che il vicinato non pensi subito a
sposarli. Il piacere di raccontare una notizia cos interessante,
di divulgarla e di essere il primo a riferirla, la propaga
ovunque. E il fatto  tanto noto che nessuna persona sensata
presta ascolto a questi racconti, fino a quando non trovano
conferma in qualche maggiore evidenza. Non sono forse le stesse
passioni, ed altre ancora pi forti, che inclinano la maggior
parte degli uomini a credere e a riportare, con il massimo calore
e sicurezza, tutti i miracoli della religione?.
In terzo luogo, costituisce una forte riserva contro tutti i
racconti soprannaturali e miracolosi il fatto che essi abbondino
principalmente tra le popolazioni ignoranti e barbare. Se poi un
popolo civile ne ha accolto qualcuno, si trover che li ha
ricevuti da antenati ignoranti e barbari, i quali li hanno
trasmessi con la sanzione e l'autorit inviolabili che sempre
accompagnano le opinioni invalse. Quando esaminiamo attentamente
le prime storie di ogni nazione,  come se fossimo trasportati in
un nuovo mondo dove l'intera struttura della natura appare
sconnessa e ogni elemento opera diversamente che nel presente.
Battaglie, rivoluzioni, pestilenza, carestia e morte non sono mai
il risultato delle cause naturali di cui abbiamo esperienza.
Prodigi, presagi, oracoli e punizioni oscurano completamente i
pochi avvenimenti naturali che vi sono mescolati insieme. Ma
poich i primi diminuiscono a ogni pagina, a misura che ci
avviciniamo a et illuminate, veniamo presto a sapere che non c'
nulla di misterioso o di soprannaturale nei fatti, ma che tutto
dipende dalla consueta inclinazione degli uomini verso il
meraviglioso e che, sebbene essa trovi talora un freno nel buon
senso e nella cultura, non pu mai venire interamente estirpata
dalla natura umana.
E' strano, dir un lettore giudizioso dopo aver esaminato questi
storici del meraviglioso, che eventi prodigiosi di tale specie non
accadano pi ai nostri giorni. Ma non  strano, spero, che gli
uomini abbiano mentito in tutte le epoche. Voi dovete sicuramente
avere notato abbastanza casi di questa debolezza. Voi stessi avete
udito molti racconti meravigliosi che, trattati con disprezzo
dalle persone sagge e giudiziose, sono stati alla fine abbandonati
anche dal volgo. Siate certi che quelle famose bugie, che si sono
diffuse e sono fiorite in modo tanto mostruoso, hanno la medesima
origine; ma il fatto che siano state seminate in un terreno pi
adatto, le tramut alla fine in prodigi almeno eguali a quelli che
esse raccontano.
Fu un'accorta politica quella del falso profeta Alessandro, che,
sebbene sia oggi dimenticato, fu un tempo tanto famoso da
scegliere come primo teatro delle sue imposture la Paflagonia,
dove, come narra Luciano, il popolo era estremamente ignorante ed
ottuso, pronto ad accettare anche il trucco pi grossolano. Popoli
distanti e arretrati, deboli quanto basta per pensare che questi
fatti non costituiscano oggetto di ricerca, non hanno modo di
ricevere una pi adeguata informazione. I racconti giungono a loro
ingranditi da cento circostanze. Gli sciocchi si danno da fare per
propagare la impostura, mentre le persone sagge e colte si
accontentano in genere di deridere la sua assurdit, senza
informarsi dei particolari che potrebbero confutarla in ogni suo
punto. E cos il nostro impostore, dopo gli ignoranti paflagoni,
pot trovare seguaci perfino tra i filosofi greci e i cittadini
romani del regno pi elevato; egli pot anzi attrarre l'attenzione
del saggio imperatore Marco Aurelio al punto da fargli riporre la
fiducia nel successo di una spedizione militare nelle sue
ingannevoli profezie...
Posso aggiungere una quarta ragione che diminuisce l'autorit dei
prodigi. Non esiste per alcuni di essi, neppure per quelli che non
sono stati apertamente smascherati, una prova che non sia
contrastata da un numero infinito di testimoni oculari; cos non
solo il miracolo distrugge il credito della testimonianza, ma la
testimonianza si distrugge da se stessa. Per farlo meglio capire,
consideriamo che, in materia di religione, tutto quello che 
differente, contrario e che  impossibile che le religioni
dell'antica Roma, della Turchia, del Siam e della Cina siano
basate, tutte insieme, su qualche solido fondamento. Ogni
miracolo, quindi, che si pretende sia accaduto in una di queste
religioni (e tutte abbondano di miracoli), come ha per il suo fine
immediato quello di dare stabilit al particolare sistema a cui
viene attribuito, cos ha la stessa forza, per quanto pi
indirettamente, di demolire ogni altro sistema. Nel distruggere un
sistema avversario, esso distrugge ugualmente il credito dei
miracoli sui quali quel sistema era fondato; sicch tutti i
prodigi delle diverse religioni devono considerarsi come fatti
antagonistici e le evidenze di questi prodigi, deboli o forti che
siano, come opposte le une alle altre. Secondo questo metodo di
ragionare, quando prestiamo fede a qualche miracolo di Maometto o
dei suoi successori, abbiamo per garanzia la testimonianza di
pochi barbari arabi; e dall'altra parte dobbiamo considerare
l'autorit di Tito Livio, di Plutarco, di Tacito e, in breve, di
tutti gli autori e testimoni greci, cinesi e cattolici romani, che
hanno riferito qualche miracolo della loro religione. E dico che
dobbiamo prendere in considerazione la loro testimonianza al modo
stesso che se avessero menzionato il miracolo attribuito a
Maometto e l'avessero esplicitamente negato, con la stessa
certezza che mostrano per i miracoli di cui danno notizia.
Quest'argomento pu sembrare troppo sottile e sofistico; ma in
realt non  differente dal ragionamento di un giudice quando
ritiene che il credito di due testimoni, i quali sostengono che
uno  colpevole di un delitto, sia distrutto dalla testimonianza
di due altre persone, le quali dicono che l'interessato si trovava
a duecento leghe di distanza nel momento stesso in cui si afferma
che il delitto sia stato compiuto...
Sono molto soddisfatto del metodo di ragionare qui adottato perch
penso che possa servire a confondere quei pericolosi amici o
nemici travestiti della religione cristiana che hanno preso a
difenderla con i princpi della ragione umana. La nostra
santissima religione  fondata sulla fede, non sulla ragione; ed 
un modo sicuro di gettarla allo sbaraglio quello di esporla ad una
prova che essa non  affatto preparata a sostenere. Per rendere la
cosa pi evidente, esaminiamo i miracoli narrati nella Scrittura;
e per non perderci in un campo troppo vasto, limitiamoci a quelli
che troviamo nel Pentateuco, che considereremo, secondo i princpi
di questi pretesi cristiani, non come parola o testimonianza di
Dio stesso, ma come l'opera di uno storico e di uno scrittore. Ci
troviamo allora di fronte a un libro, presentatoci da un popolo
barbaro ed ignorante, scritto in un'epoca in cui esso era ancor
pi barbaro e, con ogni probabilit, scritto molto tempo dopo i
fatti che racconta, non corroborato da testimonianze concordi e
che assomiglia alle spiegazioni favolose che ogni popolo d alle
proprie origini. Leggendo questo libro, lo troviamo pieno di
prodigi e di miracoli. Esso ci informa di uno stato del mondo e
della natura umana completamente diversi da quello di oggi, della
nostra caduta da quello stato, dell'et dell'uomo fino intorno ai
mille anni, della distruzione del mondo a causa di un diluvio,
della scelta arbitraria di un popolo quale favorito del cielo, di
un popolo che  dello stesso paese dell'autore, della sua
liberazione dalla schiavit per mezzo di prodigi i pi
stupefacenti che si possano immaginare. Ora io desidero che ognuno
si metta una mano sul cuore e dopo una seria riflessione dichiari
se pensa che la falsit di un simile libro, comprovata da tale
testimonianza, sarebbe pi fuori dell'ordinario e pi miracolosa
di tutti i miracoli che si raccontano nel libro; ci che,
tuttavia,  indispensabile per farcelo accettare, secondo i
criteri di probabilit stabiliti sopra...
Quanto abbiamo detto dei miracoli si pu applicare, senza
variazione alcuna, alle profezie; e in verit tutte le profezie
sono veri miracoli e soltanto come tali si possono ammettere come
prove di una rivelazione. Se la previsione degli eventi futuri non
eccedesse le capacit della natura umana, sarebbe assurdo giovarsi
di una profezia come di un argomento a favore d'una missione
divina o di un'autorit ricevuta dal cielo. Sicch, a conti fatti,
possiamo concludere che la religione cristiana non solo fu
accompagnata da miracoli alle origini, ma nemmeno oggi pu venire
creduta da qualunque persona ragionevole senza un miracolo. La
pura ragione non basta a convincerci della sua veracit; e
chiunque sia mosso dalla fede a prestarle il suo assenso, 
consapevole di un miracolo continuato che avviene nella sua stessa
persona e sovverte ogni principio della sua intelligenza
spingendolo a credere in ci che  del tutto contrario alla
consuetudine ed all'esperienza.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 972-978.
